I nonni sono i migliori

I genitori di mia moglie ci hanno regalato un baby monitor Angelcare e gliene siamo veramente grati. Ci avevano invitato a cena da loro qualche tempo fa, per vedere il bambino, e ci avevano chiesto se gli servisse qualcosa. Ovviamente ha già tutto, ma mia moglie ha ammesso di aver sempre voluto uno di questi dispositivi perché la fanno sentire molto più tranquilla.

Ovviamente a casa abbiamo un monitor per bebè classico, ha anche un’applicazione per lo smartphone che abbiamo potuto scaricare gratuitamente una volta acquistato il dispositivo, che ci permette di guardarlo in ogni momento. Anche i nostri genitori possono farlo quando lo desiderano, si devono solo collegare al sito o all’applicazione dedicata.

Insomma, questo nuovo monitor per il nostro piccolino è ancora più interessante, ha un sistema di allarme che avverte se smette di respirare, suonando molto forte in modo da svegliare i genitori che dormono.
Siccome il bimbo ha qualche problemino alle vie respiratorie, per fortuna niente di grave e che si risolverà con la crescita, ci è sempre interessato molto come acquisto da fare.

Insomma, la scorsa domenica eravamo a cena da loro e ci hanno dato due pacchetti. In uno c’era una tutina per il piccolo, caldissima e comodissima per l’inverno, nell’altra c’era la scatola contenente Angelcare.
Non ce lo aspettavamo, ho dei suoceri che definire meravigliosi sarebbe troppo poco, nonostante di solito tutti si lamentano dei genitori di lei io non posso far altro che dire grazie, anche a nome di mio figlio.

Me VS Tecnologia

Non so se è una cosa comune, ma penso di sì: succede di avere una passione nei confronti di qualcosa ma di rendersi conto, col tempo, di non essere ricambiati. Avete presente quelli che amano cantare ma sono stonati? Intendo esattamente quello.

Ecco, io amo la tecnologia e tutti quegli aggeggi ultraspettacolari che si portano al polso come il garmin fenix 3, o in tasca, in forma di tablet o smartphone. Solo che la tecnologia non ama me, ormai è un dato di fatto, se un tempo potevo considerarla un’ipotesi: i miei smartphone si rompono dall’oggi al domani, da soli, senza nessun motivo apparente.

Peggio è quando sono io a infilarci le manacce e a renderli inutilizzabili, credo che il termine giusto sia brickare, ovvero rendere un qualcosa che un tempo funzionava, simile più a un mattone. Ora sto seguendo le novità del Galaxy S7 perché mi sa proprio me lo prenderò, sperando di non doverlo buttare dopo pochi mesi.

Ho avuto un iPhone 6 per due mesi, penso di aver battuto ogni record: dopo due mesi ho dovuto venderlo su Ebay come parti di ricambio, dato che non si accendeva più. Mi ero informato nel web e avevo visto che si poteva fare il jailbreak, una specie di modifica interna al sofwtar per avere più funzionalità. Il problema è che, come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

E infatti, come volevasi di mostrare, ci ho provato, ho fallito e ho buttato via 800 euro di telefono nuovo di zecca. Ho provato a farlo resuscitare da tecnici e amici cervellotici, ma non c’è stato nulla da fare. Nello scontro contro la tecnologia, durante il quale io provo ad ammaestrarla, vince sempre la tecnologia, ormai è un dato di fatto che devo accettare e al quale devo abituarmi.

Il sollievo di una granita al cocomero

La calura estiva è qualcosa di insopportabile. Ad agosto soprattutto.
Quella delle prime ore del pomeriggio poi ti fa assaporare il fuoco dell’inferno.
Se provi ad uscire ti tocca cercare l’ombra. Ma pure l’ombra è calda.
Allora o si cercano fonti di acqua fresca o si rimane in casa col condizionatore acceso. Ma pure il condizionatore consuma corrente e quindi non si può farlo funzionare in continuazione.
Quindi si passano infiniti minuti a boccheggiare come pesci fuori dall’acqua; si passano ore a cercare ossigeno fresco.

Vada per una bibita fresca allora! Mi è rimasta solo quest’ultima chance.
Però ci vorrebbe qualcosa di veramente ghiacciato.

Apro il frigorifero. Ci sono bibite fresche, ma nulla di realmente ghiacciato.
Poi noto che è avanzato ancora un po’ di cocomero.
Mi viene l’illuminazione.
Mi faccio una granita!

Taglio una bella fetta di cocomero ed inizio a farlo a cubetti che poi vado a depositare dentro ad un piattino. Mentre faccio il cocomero a cubetti, pian piano tolgo tutti i semini duri e gli ossicini che caratterizzano questo frutto.
Poi apro la dispensa e prendo il frullatore.
Ricordo quando andai a comprarlo.
Era il miglior frullatore in commercio in quel momento. Comprai il migliore perché era un arnese domestico che mi mancava e ne avevo urgente bisogno; poi solitamente, quando faccio acquisti, punto molto alla qualità, pensando ai futuri riusi. E un prodotto di qualità permette tanti riusi.

Comunque, prendo il piattino con i quadratini di cocomero e li metto tutti dentro il frullatore.
Poi apro il congelatore a pozzetto e prendo alcuni cubetti di ghiaccio.
Metto anche quelli nel frullatore insieme ai cubetti di anguria.
Dopodiché verso nel contenitore un po’ di acqua del lavandino.
Sarebbe opportuno metterci l’infuso di qualche pianta, tipo la menta, per dare più gusto e freschezza. Ma oggi non ne dispongo e quindi mi accontento solo del gusto del cocomero. E non è comunque da sottovalutare.

Non ci aggiungo lo zucchero nel frullatore perché c’è l’anguria che è già dolce per conto suo e zuccherarla ulteriormente non è una buona idea. Poi la granita diventa troppo dolce.

Una volta che tutti gli ingredienti sono nel frullatore, lo chiudo col coperchio ed inizio a frullare. Prima lentamente, poi aumentando sempre di più la velocità per arrivare ad una velocità massima e scalarla di nuovo pian piano.
Mentre il motorino del frullatore gira ed urla, io assaporo già nella mia bocca la granita.
Non sto più nelle papille gustative.
Ho ottenuto la consistenza che volevo.

Verso la granita in un bicchiere e la bevo.
Un sollievo immediato!

Ripongo poi il liquido rimasto in un contenitore di vetro e lo metto in frigo, pronto per essere bevuto al prossimo attacco di calura.

Nuovo lavoro, nuova casa

Ecco, ci siamo e lo sapevo che il giorno sarebbe arrivato: a lavoro mi trasferiscono e mi danno un’altra casa vicina alla nuova sede. Non ci voglio pensare, un altro trasloco! Io se c’è una cosa che odio è traslocare, considerata quanta roba accumulo e quante poche cose butto via quando non mi servono, la situazione è abbastanza tragica.

Mi mandano in serata le fotografie del nuovo appartamento, che mi hanno assicurato sarà molto più bello e spazioso di quello in cui vivo adesso, che per le mie necessità è più che valido. In casa siamo io e Pollon, la mia gatta, un luogo più grande nel quale vivere mi servirà davvero?

Ma non è che abbia molta scelta, il trasferimento è previsto tra tre mesi e quindi devo – o posso – già iniziare a portare le mie cose nella nuova casa e sistemarmi piano piano. Lo so che mi ritroverò come sempre con l’acqua alla gola, è pur sempre il mio marchio di fabbrica arrivare in ritardo e rischiare di non farcela a far tutto.

Comunque appena me lo hanno comunicato, a casa, ho guardato tutti gli oggetti al suo interno con occhi diversi, con gli occhi della disperazione. Ho un armadio in noce, che penso potrebbe pesare come una decina di persone che si abbracciano, e come lo sposto da lì? Dovrò anche togliere tutto quello che c’è al suo interno, e se mi preoccupo c’è un motivo. Io non ho idea di cosa ci sia là dentro! Ho accumulato talmente tante cose negli anni, che non mi ricordo neanche più dove (e perché) le ho messe.

Oppure il tapirulan, come lo porto giù per le scale, avendolo al secondo piano? Non voglio contattare un servizio di traslochi, ma ho paura che sarà l’unica soluzione plausibile. Potrei raccattare tutti gli amici e obbligarli ad aiutarmi, ma non penso saranno molto felici di questa opzione.

Anche gli uomini si epilano!

Questo razzismo nei confronti di un uomo che compra un semplicissimo silk epil mi dà fastidio! Sono andato a comprarlo ieri, la commessa mi ha detto quaranta volte che questo modello la sua compagna lo apprezzerà moltissimo, alla fine le ho detto che serviva a me: mi ha guardato come se avesse visto un alieno!

Non avevo voglia di spiegarle che, siccome faccio il ciclista e occasionalmente poso come modello, mi serve avere qualcosa per estirpare peli antiestetici. Meglio la ceretta o l’epilatore? Ora che le ho provate tutte e due, meglio l’epilatore, senza pensarci neanche mezza volta.

Le ho detto di volerne un modello wet & dry perché mi piacerebbe utilizzarlo sotto la doccia. Mi ha guardato ancora peggio. Scusami, ragazza mia cara, siamo nel 2015, il mondo va a rotoli, c’è la crisi, c’è l’inquinamento, e tu ti scandalizzi per un ragazzo che vuole comprare un epilatore? Ma andiamo!

Sarebbe un interessante esperimento sociale da fare, prendere un campione di ragazzi e mandarli nei centri commerciali a terrorizzare – o forse meglio dire a scandalizzare – commessi di negozi o reparti di elettrodomestici chiedendo cose tipicamente femminili. Anzi, potrei lanciarlo io stesso un progetto o proporre al mio fotografo di fare un set improntato su questo tema.

Un bel set fotografico dove mi vesto di rosa, mi metto l’asciugamano in testa e la maschera sul viso e in cui tengo l’epilatore, rigorosamente rosa, in mano. E magari anche una piastra attaccata alla corrente e pronta a lisciarmi i capelli!

Traveggole da afa

Il robot aspirapolvere dell’hotel mi insegue!
Poi mi sono svegliato tutto sudato, ma per il caldo.
Era solo un sogno.
Non posso definirlo neanche un incubo.
La sensazione non era di paura, ma di inspiegabile sorpresa, di stranezza.
Mi sono svegliato per il caldo afoso. Infatti sudavo a bestia!
Probabilmente è stato il caldo che mi ha fatto delirare la testa anche nel sogno.
Non si respira. Si boccheggia.

Ho bisogno di acqua fresca, ghiacciata.
Ho sete. Ho caldo. Ho bisogno di refrigerio.
Poi a pranzo ho mangiato tanto, come un maiale.
Forse è anche il cibo che mi sento sullo stomaco ad avermi fatto fare questo sogno strano.
Non so che cosa pensa il cervello.
Ora l’unica cosa che voglio è bere acqua e trovare una fonte fresca per darmi sollievo.

Vado verso il frigobar che ho nella mia camera in questo hotel a quattro stelle in cui l’azienda mi ha spedito per assistere ad un convegno e riportare quanto si è detto.
Al convegno sono stato ieri sera. Poi sono andato a cena e ho mangiato tanto. Tornato in camera ho scritto la mail col resoconto, l’ho inviata e sono andato a dormire abbastanza sfinito per rendermi conto che ero ancora appesantito.
Ma stamattina ne sto pagando le conseguenze. E il caldo non aiuta per niente, dannazione!
Apro il frigobar dunque. C’è dell’acqua fresca. È stato un colpo di fortuna.
La apro e la bevo in men che non si dica, fregandomene della possibile congestione a cui l’acqua fredda può portare se si beve forte e veloce. Ma io avevo tanta sete e la sete, quando è troppa, è più forte di ogni altra cosa.
Ho quasi finito la bottiglia d’acqua.
Soddisfatta la mia sete vado in bagno.
Mi tolgo i pantaloncini con i quali dormivo e mi butto sotto l’acqua fredda.
Mi si ghiaccia tutto, pure il respiro. Ma mi fa bene. Il caldo scompare per un po’. Per qualche secondo ho sconfitto l’afa. C’è stato un momento in cui mi sono sentito fresco e tanto è bastato. Non potevo pretendere di più.

Ora non ho più le traveggole da afa.

Provo a rimettermi a dormire, ma invano. Ormai il sonno è passato e rimanere sul letto mi avrebbe fatto ritornare ad avere caldo molto presto.

Meglio guardarsi un po’ di tv dalla sedia, sotto l’aria fredda del condizionatore che mi viene sparata addosso.
Là sul letto prima non riuscivo nemmeno a sentirla. Ora sì. È confortevole.

Speriamo che questo caldo afoso passi presto.

Il mio amico ventilatore

Il caldo è il mio nemico numero uno. Soffro di pressione bassa, non è difficile immaginare il perché di questa mia dichiarazione di astio; per di più lavoro in banca, sono costretto a portare giacca, cravatta e camicia in tutte le stagioni e con qualsiasi temperatura. A tal proposito vorrei chiedere a chi produce gli abiti: con quale criterio li differenziate tra invernali ed estivi? Non è che se non c’è della lana, allora automaticamente ci troviamo di fronte a una giacca estiva!

Io poi ho sempre odiato le cravatte, il giorno della mia comunione mia madre mi mise in punizione perché durante il ricevimento avevo buttato la cravatta nel wc. Questo giusto per far capire come sia stabile e amichevole il mio rapporto con quelle cose del male.

Ma siccome sono un ottimista di natura, adoro guardare la cosa da un altro punto di vista: non c’è niente di più soddisfacente che tornare a casa, togliersi quegli abiti malvagi e mettersi davanti al ventilatore. Il ventilatore è il mio migliore amico, giuro, forse perché come ogni amico che si rispetti mi protegge dal mio nemico numero uno.

Col tablet sul letto e un ventilatore puntato addosso, ecco la mia idea di perfezione. Stavo tra l’altro controllando la mail quando una proposta commerciale mi stava tentando con il messaggio materassi in memory. Poi ho riflettuto: per essere migliori per me dovrebbero avere un ventilatore integrato. Sarebbe la svolta del secolo, forse dovrei brevettarla una cosa del genere, perché penso che in molti apprezzerebbero l’idea.

Anzi, potrei applicare la regola a tutti i prodotti d’uso quotidiano: un ventilatore nello smartphone, uno nel tablet, uno anche nel pc. Un mondo fatto di ventilatori dove il caldo non esiste più, né esistono più le cravatte: questo è il mio mondo ideale!